sabato 13 ottobre 2018

 non riesco più ad avvicinarmi a Genesis, forse dovrei mollare tutto

Forse dovremmo tutti. Ma quella merda non è reale, quegli anni non lo sono, quello che ti lascia spesso non serve a niente se non ad appesantirci. La guerra è reale. Il bisogno che c'è di te è reale. Q u e s t o è reale. 


lunedì 1 ottobre 2018

Stringe Logan in un abbraccio improvviso per fargli scivolare un bigliettino nelle tasche. E' solo un attimo e il cuore le si riempie di paura, non dovrebbe essere il contrario? Non doveva solo passargli una cazzo di cosa senza che la vedesse Galen? Le risale in gola un'ansia che le rimbomba nel cuore, lo fa accelerare così forte che per un attimo le si appanna la vista e l'abbraccio diventa un appiglio. Un appiglio pesante che se ci pensa, diventa qualcosa di immensamente insopportabile. Un appiglio per affondare. Insensato. Deve lasciarlo andare, e si scansa con una smorfia seccata e il sangue sulla maglia.

Non sa perché Jenny e Caleb sono diventati il boato uno sparo, un fastidio, un'ossessione, un rimorso di ingiustizia che le strattona tutti i muscoli a ogni respiro. Non sa da dove le arrivi questa insoddisfazione costante, perenne, che non la fa dormire, eppure ha chiuso gente come Jenny e Caleb in bunker più stretti di quelle celle, molti giorni della sua vita, con divise sempre più prestigiose - e non è bastato saltare al collo di qualcuno, per sentirsi sollevati dalle responsabilità.

A casa non ci torna, e ormai in televisione la sua faccia rimbalza da un telegiornale all'altro, ride forte perché Jenny non ci ha mai creduto alla storia del militare e ora la sua foto in divisa è spiattellata ovunque, e Jenny non c'è. Non ha nemmeno un posto dove vuole tornare ora che è parcheggiata sotto casa di Logan, con un furgone intestato a una vecchia ottantenne di bellavista. Si è calata un berretto in testa e una sciarpa intorno al collo, ed è sprofondata con i piedi sui pedali, e il culo sul fondo del sediolino. Vorrebbe farsi una doccia, una doccia bollente, e respirare l'aria di un appartamento in centro, vorrebbe salire solo per affacciarsi su una città diversa da quella che vede sempre. Vorrebbe aprire il cellulare e scrivergli di aprire perché s'è persa Jenny come un mazzo di chiavi --uno stupido mazzo di chiavi, e ora non vuole stare sola, vuole uno stronzo da tormentare. Vorrebbe il tempo per tornare a stringerlo, per dirgli senza guardare niente, che tornasse indietro non lo farebbe, che non caricherebbe a testa bassa l'esercito degli Stati Uniti, per un branco di gente già spacciata. Che vorrebbe avere più tempo per pensare e meno tritolo nelle vene.

mercoledì 19 settembre 2018

A Genesis piace la gente, un maschio di due metri forte, temuto, amato, braccato e di successo. Non invecchia è un salvatore e non è mai lui a sbagliare sempre gli altri, non è mai fuori posto perché lui è la parte giusta della barricata.

A Clem Reed la gente non piace. La maggior parte delle volte è così concentrata su ciò che non va in lei, che quando incrocia un conoscente, un amico, le viene sempre voglia di svoltare in una stradina a testa bassa, fingendo pura e semplice distrazione. Rimarrebbe chiusa nella sua shell per giorni e giorni pur di non vedere il suo corpo fissato dagli sconosciuti, come se tutto il marcio di una vita intera fosse esposto lì tra le cicatrici, le smagliature sui fianchi, e la cellulite (perché sì le pare di averla vista in un riflesso di uno specchio, spuntare da una minigonna corta). Stare in piedi davanti alle persone le fa risalire alla testa tutti i suoi difetti. Sei donna e non hai voluto una famiglia (ma che donna sei?), non hai una casa decente da arredare, nemmeno delle creme anti rughe nel frigo (ma lo sai quanti anni hai? Sono tutti appollaiati sulle rughe, tra gli occhi e la bocca) hai solo vestiti trucchi scarpe che non ti valorizzano per niente (non lo sai che le donne troppo eccentriche sono volgari? E poi lo sai che dopo i trent'anni non puoi più vestirti da ragazzina?) non hai un marito magari è perché nessuno ti vuole, e poi il lavoro? Perché non ne hai uno stabile e vieni sempre licenziata? Sei troppo magra forse sei malata, sei troppo grassa forse sei malata, non hai cura del tuo aspetto e le persone trascurate non si vogliono bene, e le persone che non si vogliono bene non hanno autocontrollo. La guerra non ti ha insegnato niente? Ce l'hai un fondo pensione? Perché non riesci a smettere con questi antidolorifici una buona volta? 

C'è solo una persona con cui spegne il cervello, a cui non deve dimostrare niente, una persona più incasinata di lei. Una persona buona e pulita. 


- sei uno sfigato del cazzo.
Galen Grace è seduto su una sedia in cucina e fa finta di studiare i nuovi approcci farmacologici alla cura sul cancro ai polmoni quando risponde a Clem che si intrufola in casa alle sei di mattina 
- buon giorno anche te
- complessato di merda, depresso cronico 
Clem insiste, lui aggrotta la fronte più spiazzato che innervosito strofinandosi la barba ispida con le mani
- sai che forse hanno scoperto il modo per clonare i polmoni ed evitare il rigetto?
decide di non darle corda, perché non ci vuole un genio per capire che è sbronza dalla voce. Nell'alzare gli occhi capisce pure che ha il labbro spaccato, il sopracciglio destro aperto in due e un livido sotto un occhio, una coltellata alla spalla e --una bottiglia di birra che gli offre come regalo. 
- che cazzo hai combinato?
Scatta in piedi con un'occhiata a metà tra il rimprovero la preoccupazione e il sollievo di stringerla per le spalle e sbatterla a sedere. 
- mi dai un bacio?
- no sono sfigato, poi te lo mischio
non c'è molta ironia che trapela dalla voce, Grace è concentrato e sta mettendo in fila le priorità. Si ruba la birra, va a prendere disinfettante ago e filo. 
- chi è sfigato?
- lo hai detto prima
- no sei bellissimo giuro, ti stavo spiegando che c'è una malattia che ti clona i polmoni
- no quello ero io che ti spiegavo le ultime scoperte scientifiche
- scoprimi le mutante 
- stai ferma un secondo
- ho dei polmoni un botto arrapant--porcamerdamibrucia tutto

Galen rimette insieme i cocci cucendo la carne di Clem con l'angoscia nel cuore (dov'è stata, perché si riduce così, se me lo diceva prima potevo andarla a prendere). A volte sbotta a ridere perché le conversazioni con Reed ubriaca non hanno mai senso, a volte se la bacia tutta piena di sangue, a volte deve scendere a compromessi, a volte è lui che non vuole sentire ragioni. A volte è lui che torna rotto, ma si da sempre una ripulita prima di mettere piede in casa, e Clem a volte fa finta di non vedere i lividi o le cicatrici nuove, a volte minimizza e gli dice che è troppo più scarso di lei a combattere, e poi si chiude nel bagno a piangere. A volte è lei che cerca di prendersi cura di lui, e allora sbaglia tutto: prende il ghiaccio quando non serve, usa l'alcol come disinfettante, gli tocca le ferite con le mani sporche, va a comprargli i farmaci sbagliati. A volte si stanca e sparisce, a volte vuole solo scoparci insieme, a volte si sforza di rovinare tutto perché a Clem Reed la gente non piace.

Galen Grace però è un uomo ostinato e alle maree ci è abituato, sa che ci saranno momenti in cui verrà travolto, e momenti in cui potrà risalire a galla a respirarle addosso senza farsi male.

lunedì 16 aprile 2018

Nel primo pomeriggio un edificio lungo la South Street, dove alcuni volontari consegnavano cibo ai senzatetto ed i cittadini più poveri, è stato raso al suolo da due missili; l'attacco è avvenuto proprio mentre veniva servito il pranzo, probabilmente per causare il maggior numero di vittime.

I soccorsi hanno estratto solo cadaveri dalle macerie, che si aggirano intorno ai quaranta.

Una power shell nera e con led rossi -  racconta l'unico superstite alla strage, un anziano ricoverato più volte per tossicodipendenza - mi ha impedito di entrare e poi ha sganciato due siluri sull'edificio. Poi mi ha guardato ed ha detto che adesso Luca Lombardi riposa in pace.


Messaggio ricevuto da --- il giorno 16 Aprile 2018 alle 03:21
Che merda, killer bee. Se avessi un amico depresso e un po' melodrammatico - non so se hai presente la categoria - ti racconterebbe la storia della rana e dello scorpione.
Io invece ti dico che i danni collaterali capitano di continuo, la gente muore ovunque continuamente perché non esiste una giustizia cosmica. Quindi non ci pensare e bevici sopra, se ti fermi a contare i morti che hai sulla coscienza perdi di vista i vivi da salvare.

A questi cani gli fottiamo la vita.


domenica 1 aprile 2018


sai cosa penso? Penso che tu creda di essere irrecuperabile tanto quanto lui, penso che c'è stato un momento in cui hai creduto che salvare lui ti avrebbe dato un briciolo di speranza. Che quello che dice, lo pensi anche tu la notte. Che infondo anche tu credi nella violenza, e hai smesso di ascoltare le chiacchiere della società civile, che hai chiuso con tutto quello che gli altri considerano giusto e normale da molto tempo. Che i morti che leggi dentro i suoi occhi, ti ricordano i tuoi di morti, i tuoi conti in sospeso. E un po' ci godi a vederlo sputare sangue, un po' ti fa stare bene saperlo al capolinea quando ti rigiri la foto della tua famiglia tra le dita(tu quante ne hai uccise Reed? Dove sono i tuoi di rimorsi?). Lo senti il dolore della tua coscienza?  

martedì 27 febbraio 2018


Brandy
Non è solo un appartamento quello dove Brandy e Clem si dividono il tempo, quando il tempo stesso glielo permette e riesce a tenerle unite. Non è solo un appartamento è uno stato d'animo, la casa è vuota, spoglia, ha un vetro rotto che nessuno ha mai riparato e ci sono delle sedie e nessun tavolo intorno al quale riunirle, e le pareti sono piene di fogli di plastica sorridenti, foto di morti sepolti sotto macerie troppo grandi per fare rumore.

Insonnia. Disinteresse.

Brandy è seduta a terra, sopra la sua testa c'è la foto di un carro armato, i capelli corti sono impastati di polvere, e gli occhi grandi fissano Clem immersi nella desolazione, nella rabbia. Non sa che è stata portata su un altro pianeta, chiusa in gabbia, costretta a combattere. Non sa nemmeno che Clem ha pensato a lei tutto il tempo. Tutto il cazzo di tempo.

- sei sparita, e ora mi chiedi di venire con te a Detroit

Clem è appoggiata alla finestra distrutta da un impeto di rabbia che si è portato via il vento, e le ha lasciato solo un gelo infinito nelle ossa. Ha un laccio al braccio e un ago in vena. Non risponde.

- dove sei stata

Mi dispiace è quello che vorrebbe dire. Mi dispiace. Ma spinge solo l'ago più a fondo, lasciando Brandy da sola, ancora, con dei tagli sulle braccia che si fa ogni volta che cerca attenzione da Clem, ogni volta che vorrebbe spiegarle quanto la solitudine la faccia impazzire

- mi stai ascoltando?

La coltellata di estasi lascia Clem con la bocca asciutta, e la nuca rovesciata contro la cornice della finestra, e una guancia appoggiata sul vetro crepato, che incide un taglio sottile. A stento riesce a sentire il sangue caldo gocciolarle fin dentro il collo della felpa.

- non mi sono mai sentita così presente e così distaccata

Per un attimo ha l'impressione che tra un battito e l'altro, l'anima le si sia staccata dal corpo, perché ha un freddo cane, sta sudando, e vorrebbe sentire la scossa del dolore mortificato, dell'inadeguatezza, ma non arriva niente, solo un inverno impietoso.

- fai le valigie, stanotte ho una questione da risolvere. Poi ... torno.

venerdì 23 febbraio 2018


- Somalia

Ciao Mà,
da noi in Somalia sono le sei del mattino, e ti chiedo scusa in anticipo se faccio errori nella lettera, o se inizio a perdere il filo, ma tra il rumore dei mortai e quello dell'artiglieria aerea che ci supporta faccio difficoltà ad ascoltare i miei stessi pensieri. 
Da noi le cose vanno bene, siamo in missione di pace ma la gente qua ci odia come ci odia Noah, che non mi ha mai risposto alle lettere. Oggi siamo andati al mercato di Mogadiscio, ci stava una donna con un cesto in testa, lo teneva in bilico. Per caso l'ho urtata, e l'ho aiutata quando sono cadute una valanga di arance. Un tizio mi ha insultato - credo, perché non capisco la loro lingua ma aveva il disprezzo in faccia - e poi mi sono girata e tutti stavano lì a fissarmi. L'ho solo urtata e quelli mi guardavano come se l'avessi sparata in testa. Mi sembrava di essermi rimpicciolita tutta insieme sotto la divisa, che mi stava larga, e brutta. Mi sono vergognata come una ladra, come quando mi sono pisciata sotto a sei anni in classe. E più si accalcavano e mi accerchiavano, e più mi rimpicciolivo, e non mi ricordavo più da che parte stava il calcio fucile. Non ho capito manco una parola di quelle che mi hanno tirato dietro, e quanto è brutto stare in mezzo alla gente senza poter comunicare. Quando vorrei una shell Mà, la dentro nessuno ti vede se stai piangendo, e mi sa che a me mi hanno vista che avevo gli occhi pieni di lacrime. Che figura di merda Mà. Però è okay Mà, Jacob Teller un tizio proprio rompicoglioni forte, mi ha tirato via, e tutti si sono allontanati, come le ombre quando torna il sole che si ritirano come formichine.

Non ho mai sparato te lo giuro Mà, siamo in missione di pace. Glielo dici tu a Noah, che non deve vergognarsi di dire ai suoi amici dell'università che c'ha la sorella con la divisa?
Ti lascio Mà, che tra il rumore dei mortai e quello dell'artiglieria aerea non riesco più a sentirmi la testa, ma l'affetto che ho per voi non lo può coprire nessun suono.


- Iraq

Ciao Noah,
ho smesso di scrivere a Mà perché ogni volta che riceve una lettera dal fronte scoppia a piangere due volte: la prima è perché pensa che è un telegramma di morte, la seconda è quando legge che sono viva, e capisce che ho allungato di qualche giorno il mio il suo strazio, e quello di Pà che sta tutto il giorno a lucidare quelle stupidissime medaglie. Mi hanno detto che hai una figlia, Jada c'ho la foto nel portafoglio. Vorrei vederla almeno una volta, ma non credo che riuscirò ad arrivare in tempo per il suo terzo compleanno, e non credo mi inviteresti.

Oggi uno dei miei uomini che doveva presidiare la metropolitana ha visto dei movimenti sospetti, ha avuto paura di fare controlli, di rimanerci secco. Si è girato di spalle ha detto al collega che andava sopra a fumare ed è scappato. Ci sono stati cinquecento morti, e mille tra intossicati e feriti. Ho perso tre uomini.

Mentre soccorrevo i feriti ho pensato che la mia paura più grande non è morire è quella di dimenticarmi lo schiaffo che mi hai tirato quando mi hai visto fuori dalla palestra a fumare e l'abbraccio che mi hai dato dopo, del modo in cui Pa' ha urlato come un pazzo saltando sui gradoni degli spalti quando ho vinto la gara di nuoto, e della faccia che faceva Mà quando mi passava sottobanco le sigarette a sedici anni.
.
L'affetto che ho per voi va e viene, a volte non riesco a sentirlo perché c'è questo ronzio che continua a riempirmi la testa notte e giorno, e la polvere, le urla qui urlano tutti per tutto, e il freddo che t'ammazza e il caldo che ti soffoca.
Spero che tu possa perdonarmi per tutte le volte che sono tornata e non c'ero con la testa, per le volte che ho smesso di tornare, per tutte le volte che la mia divisa ti ha messo in imbarazzo. Per aver allungato di qualche giorno il mio e il tuo strazio.



sabato 17 febbraio 2018

- se non mi aiutate, sono una donna morta

- te lo meriteresti di essere una donna morta. Perché adesso piangi, ma ti sei venduta a un assassino. E avevi la possibilità di evitarlo, perché tutti ne hanno una. Ma ti ha fatto comodo aprirgli le cosce e adesso alla tua vigliaccheria puoi rimediare, per evitare che tante stronze come te facciano questa fine di merda. [...] niente è gratis a questo mondo, lo sai bene.

- quando sono sbarcata in Messico e poi negli Stati Uniti, ero già stata venduta. Quello che ho fatto poi, è stato solo evitare di fare la fine delle altre puttane

martedì 13 febbraio 2018

Jacob "backlash" Teller


- Somalia

I pirati somali non sono militari addestrati, sono tutti ex pescatori sopravvissuti alla fame, ma ogni volta che salpano per il mare aperto, con un innesto trapiantato in una bettola di macellai e puttane, ci perdono un pezzo d'anima, giù nel fondale. 

Costeggiano il Corno d'Africa da più di un mese, con la stiva piena di schiavi mutanti, quando il loro radar segnala la presenza di due aerei in avvicinamento. Uno dei marinai si arrampica sull'albero maestro scorgendo i simboli della Delta Force, ma non è una squadra nomale, è la Combat Support Troop: all'interno c'è il quarto plotone - Assault Troop comandato dal Capitano Teller, appoggiato al portellone dell'aereo a fissare tutti i soldati presenti, con un carisma di ferro e una voce che nessuno ha mai visto spezzarsi.
- li voglio prigionieri. 
La seconda in comando è Clem, che si morde il labbro con un nervosismo che travalica nell'arroganza con cui inchioda gli occhi di Jacob, lottando tra l'insofferenza e l'obbedienza angosciata.

- Tenente Reed sto parlando con te e con quei quattro cani che ti stanno dietro: la ciurma la voglio interrogare. E' un'operazione UFFICIALE, non sgarrate, non sconfinate. Azioni pulite e decisive. E ricordatevi: oggi rappresentiamo la nostra bandiera, siamo noi i pilastri della costituzione americana: ed è tempo che anche queste bestie imparino cos'è la civiltà. Mano ai fucili, e che Dio ce la mandi buona.


L'artiglieria buca lo scafo della nave, e dopo il ponte della nave, li costringono a trovare copertura sotto coperta, e si lanciano nel vento con i paracadute, atterrano tra le assi di legno del peschereccio. La battaglia è un successo, li catturano quasi tutti vivi, e i prigionieri si salvano tutti ad eccezione di un uomo sui quarant'anni: Felipe la Cruz. 

Festeggiano tutti al loro ritorno, il secondo in comando invece si spezza tutte le ossa delle mani, anche quelli che non sapeva di avere. A Jacob basta seguire le strisciate di sangue, sui muri di una stradina a Chisimaio per trovarla, e se la trascina nella jeep dopo averle dato un pugno in faccia per spegnerle l'angoscia con il dolore lancinante di un naso rotto. 

Di Felipe la Cruz sa tutto il tenente Clem Reed, aveva racimolato tutta la sua vita. Ha parlato mille volte di la Cruz, di come salvare lui e i suoi compagni, di quando l'avrebbe riportato a casa. Nato a Mérida, genitori persi da giovane in un incidente di fabbrica, sposato a diciotto anni, con due figli, qualche debito arretrato, uno screzio con la polizia locale, una rissa fuori da una banca e un mutuo da pagare. Dalle foto dei social network sembra(sembrava?) anche felice. Rozzo ha pensato sfogliando il suo curriculum. Cafone e contento, pure ignorante, pezzente (e perché continui a tirare calci e pugni ai muri?). Un umano, uno come tanti. Un pezzente, rozzo, sporco, ignorante, immigrato irregolare. Al suo funerale è arrivata in ritardo, ed è rimasta in macchina davanti ai cancelli del cimitero, ha visto la moglie e i figli, e si è immaginata mille volte di scendere dalla macchina, di correre dietro alla famiglia e di spiegare. Spiegare una morte con la retorica. Scusare la morte regalando la bandiera americana avvolta tra le mani, stritolata tra le mani. Ma quello sportello non è mai stato aperto.

- Philadelphia

seduti sul pianerottolo di casa ci trova Brandy stesa a terra con la testa poggiata sulle cosce di Jacob, che le ha asciugato le lacrime, coprendole i lividi con il giaccone pesante. S'inginocchia davanti a Teller, raccogliendo Brandy tra le braccia, per tirarsela contro il petto, con una premura brutale 

- Brandy m'ha detto che hai ricominciato con gli psicofarmaci
- fatti i cazzi tuoi
- pensi che dipenda tutto da te?
- sono cazzi miei, sì che dipende da me.
- non puoi schioccare le dita e pretendere che le persone siano ai tuoi comodi, poi quando non ti servono più, quando si preoccupano, li mandi a fanculo perché non vuoi p-a-r-la-r-e

Gli occhi di Jacob hanno la stessa densità opprimente di una colata di cemento, e la voce squagliata nella dolcezza ha un sottofondo di violenza rancorosa, che brilla nella piega del sorriso impietoso. Brandy si sveglia un morso di coscienza alla volta, prima la abbraccia, poi la scansa, e poi inizia a insultarla. Le urla addosso di non tornare mai in tempo, di essere un'egoista, un'infame, una puttana. E' Jacob a fermare la valanga di insulti, con un fastidio che gli percuote le braccia di urgenza severa, la prende di peso e la sbatte dentro casa con una carezza troppo simile a uno spintone

- shut your mouth babygirl, vatti a pulire la faccia. Non voglio sentire un fiato, o ti giuro che ti rompo tutti i denti.
Jacob ha i lineamenti aspri come il profilo di una montagna, sbarra la strada a possibili cariche di Brandy, e le sta addosso con gli occhi infiammati dalla durezza. Cede un passo indietro solo quando Brandy si arrende e li manda a fanculo, sbattendo la porta del bagno.

- il tremore alle mani, lo sanno i tuoi colleghi che...
- te ne vai a farti fottere?
- quando ti svegli la mattina come ti senti?
- porca puttana Jacob

Clem è rimasta accovacciata a terra, a fissare il muro con le mani che iniziano a tremarle anche quando le stringe intorno alle ginocchia. Non sembra indifesa nemmeno ora, e gli occhi non perdono la fierezza implacabile nemmeno davanti all'abbattimento colpevole che Jacob le trova addosso con un sospiro stanco.

- lo stato confusionale Reed, è pericoloso se lo mischi male all'alcol e agli psicofarmaci. Il disturbo post...
- non ho nessun disturbo
-  da quanto non mangi?
- sei venuto per interrogarmi?
- per montarti una porta blindata veramente

il sorriso impregnato di ironia dolciastra di Jacob le sfila da sotto le costole un sollievo che la destabilizza, e le fa perdere il ritmo serrato del braccio di ferro.

- me la monti domani la porta, vieni a dormire dentro?
- fammi indovinare ci hai fatto dormire mezza città nel tuo letto
- solo le persone a cui tengo
- tu tieni a tutto il mondo Reed, il problema è che poi le tratti di merda
- dormi con me?
- andiamo stronzainfame

Clem allunga una mano, e Jacob la fa schizzare in aria con una giravolta, buttandola dentro a gomitate: lo aspetterà una nottata tra un'adolescente incazzata, e un soldato instabile come una Little Boy - una bomba all'uranio.


All'alba scivola via dalle coperte, per arrampicarsi sul tetto, con il sole che le si infila tra i capelli, e il vento attorcigliato tra le caviglie. Ha le strofe di una canzone impigliate tra le labbra, e una fitta di dolore acuto che riesce a cancellare solo quando l'alcol e l'ossicodone lentamente le strappano il fiato dai polmoni in un principio di depressione respiratoria. Il sole le brucia sul viso e non sente più nemmeno troppo freddo, e il senso di soffocamento che le appanna la vista, riduce in poltiglia la voce del ragazzo che continua a cantare alle sue spalle. E forse quella è solo un'allucinazione.

Oh darlin' save yourself
Oh won't you save yourself for someone else

sabato 3 febbraio 2018

- Desert side

Quella tequila è stata il miglior investimento degli ultimi tempi. Sei una in gamba, Clem [...] E ora altro che luna sorridente, bellezza, fammi vedere le stelle.


gli occhi bollenti scivolano contro una parete bianca, e nella penombra di una camera gelata sente il brivido di freddo le scivola dentro il petto, come la carezza di una banconota dalla gola fino al ferretto del reggiseno.

martedì 30 gennaio 2018

All the promises we made

- Detroit

La sua festa dei diciotto anni l'ha passata a vomitarsi sulle scarpe, sbandando tra le luci psichedeliche di un club che pompa musica elettronica, e una matassa di corpi indistinguibili, fusi insieme, a ballare, a sudare, nell'alcol, nelle pasticche, anestetizzati dalle leggi razziali sui mutanti, dalla paura, e dalla diffidenza. Il ritmo massacrante li bombarda. Ha i capelli corti, e gli occhi ancora troppo innocenti e brutali, come quelli di un animale giovane pronto a divorarsi la vita. Sbatte contro ogni schiena, spalla, intreccia le mani con amici, amanti, sconosciuti. Si innamora di tutti, li calpesta tutti, si fa calpestare da tutti. Si spacca il labbro alla sesta canzone, alla settima si bacia con una ragazza bionda, all'ottava abbraccia Robert e gli dice ti amo domani mi arruolo e parto, ma ti prometto che torno. Tornerò. E sarà tutto come prima, tutto come questo pavimento scivoloso e pieno di coriandoli colorati. Lo abbraccia molte volte ed è troppo ubriaca per centrargli le labbra con le proprie, gli trova la cerniera dei pantaloni con le mani appiccate di rum, e il suo amore non ha un briciolo di pietà quando gli giura che si ritroveranno.

Lo sa che lui conterà i giorni e lei i proiettili. Che lui seguirà le stelle, lei i fari dei blindati nella notte, che lui si sentirà in colpa per ogni ragazza che stringerà la notte, per non sentire la sua mancanza, e lei stringerà fucili, e ogni bersaglio buttato giù le distruggerà ogni secondo di questa serata. Non saprà mai dove sarà Robert mentre lei tortura un arabo in un bunker per dodici giorni, ricucendogli le ferite per tenerlo in vita il più possibile. Non saprà mai quale università gli avrà risposto a quella dannata lettera (lo avranno fatto?) mentre lei falcia una famiglia intera con la mitragliatrice, perché non era previsto fossero loro i dipendenti di un laboratori di eroina. Non saprà mai se Robert le perdonerà tutto il sangue che ha lasciato scorrere, se gli potrà raccontare della ragazza incinta a cui ha spezzato il collo, se un giorno potrà tornare davanti la finestra della sua stanza ubriaca. Non sa che un giorno, tra il rombo di un motore e lo scoppio di una bomba si dimenticherà del suo viso, e che le mani di Robert sui suoi fianchi non le sentirà più -scivoleranno via come la primavera, senza accorgersene.

- Philadelphia

Non ha più diciotto anni, e i capelli sono lunghi, asimmetrici. Ha il ritmo nel sangue, e il coraggio di schiantarsi addosso alla gente, a volte la colpisce a volte se la bacia, ma balla fino a farsi scoppiare il cuore con la stessa elettricità selvatica, che aveva da ragazzina. Ingoia pillole su pillole, e versa più alcol a terra che in gola. Si lancia dentro la giungla di corpi, sbatte contro ogni schiena, spalla, intreccia le mani con amici, amanti, sconosciuti. Si innamora di tutti, li calpesta tutti, si fa calpestare da tutti. Si spacca il sopracciglio alla sesta canzone, alla settima soffoca il respiro sulla bocca della barista, all'ottava abbraccia Chantal e le dice ti prometto che torno con più alcol. Tornerò. E sarà tutto peggio di prima, tutto come questo pavimento scivoloso, pieno di vomito, piscio e sangue; ci precipita su quel pavimento, i polmoni cedono le strappano l'aria di bocca, dai muscoli, le impediscono di fare promesse. Trova la pace nell'incoscienza che la fa tremare e sbavare in un paio di spasmi secchi.

'a volte quelle pillole te le vorrei buttare nel cesso'

mercoledì 24 gennaio 2018


- Groundwater
Sono attorcigliate nel letto, petto contro petto, con le braccia fredde e gli occhi aperti nel buio. Un bacio sul mento, uno sulla guancia, uno sulla bocca, e un malessere che sfuma nel silenzio, mentre sfiora le garze che la compagna ha avvolte intorno alle mani. Si chiede se anche lei ha avuto il desiderio di spaccare qualcosa oggi. Se anche lei si è sentita impotente, arrabbiata, e colpevole.
Rimane tutta la notte a guardarla dormire con i crampi allo stomaco perché non vuole cacciare le pillole davanti a lei, e la fronte gelata di sudore con le mani intrecciate alle sue e gli occhi in fiamme che le bruciano mentre si ostina a fissare la luce di un lampione che illumina la strada. 

- Mi mancavi. Stare con te non potrebbe mai essere il surrogato di qualcos'altro.
- Mi manchi anche tu quando non ci vediamo per un po'.


- Non lo deve sapere nessuno. E' una debolezza.
scalcia un fiotto d'aria tremante, con gli occhi di Iris che le stringono il cuore in una fitta
- Nessuno lo saprà mai. I tuoi nemici sono i miei.

Da le spalle alla figlia di Athena con le parole di una lettera incastrate in gola

Sarebbe stato bello. Viaggiare e fare l’amore o come si dice da queste parti. Vivere in sintonia nonostante siamo esseri così dannatamente diversi. Forse. Ma non è la mia strada… Così spero solo che, rimanendo io ferma, presto il caso, le scelte o la nostalgia ti portino ad incrociarti di nuovo con me. 


- Ghost Road

le gira la testa, e ha ancora una nausea profonda a premerle sullo stomaco. E' nel cortile di un ex caserma con dei graffiti troppo simili a quelli che l'hanno tormentata non molte ore fa; dentro lo scheletro di una macchina, e anche questo la fa sorridere con un'amarezza disgustata, mentre qualcuno le sta addosso e cerca di spogliarla, e lei lo spintona, perché fa freddo e gli tira almeno un paio di gomitate nello spazio stretto di un paio di sedili sfondati, immersi in uno squallore, per sfilarsi i pantaloni troppo aderenti. Viene pressata dall'urgenza frenetica dell'altro, a cui oppone un'indifferenza svogliata, che non riesce a spacciare per languore, e per ogni mano sporca di terra che le si infila sotto la maglia, trattiene il fiato. Quando alza gli occhi bruciati dall'ossicodone sullo sconosciuto -brutalmente distante, si ricorda qualcosa che d'improvviso le riempie lo stomaco in un pugno di vuoto che le scivola tra le gambe, e non sa più se la vampata di calore che le brucia il corpo è solo un ricordo impigliato nella sua testa, o è lo sconosciuto che consuma la sua tensione barricato nelle macerie di una città distrutta.

non posso.
non posso e non voglio.
non posso e non voglio.

domenica 21 gennaio 2018

- da qualche parte nel deserto siriano

Il bombardiere insegue le dune di sabbia, scendendo in picchiata verso un villaggio di poche anime
- Tenente Reed bersaglio agganciato
Il pilota fa un cenno di vittoria a Clem, poco più indietro in piedi vicino la postazione dei sensori, legge i dati con una casacca militare con i gradi appuntati in petto, e il motto inciso sotto il suo nome: de oppresso liber. 

Judas la guarda masticandosi un'imprecazione a denti stretti, percorrendo lo spazio che intercorre dalla stiva alla zona di comando con un passo nervoso
- abbiamo ricevuto aggiornamenti: la cellula terroristica non è lì, ritira l'ordine. E' una follia ritira l'ordine
Clem parla addosso a Judas ignorandone il disgusto che gli afferra la voce, facendo un cenno affermativo al pilota, con gli occhi incollati alle case di pietra e fango e alla punta più alta della città: l'ospedale di qualche organizzazione umanitaria
- prepararsi a sganciare le bombe sull'ospedale, tutte. Nessuno deve avere l'opportunità di scappare né di salvarsi
- hai sentito che ho detto?
anche il pilota ignora Judas, iniziando le manovre
- scendo di quota tenente


- i servizi di intelligence hanno detto che qualcuno è ancora rimasto dentro
- CI SONO SOLO CIVILI 
Judas ha gli occhi verdi pieni di sdegno e incomprensione, e si lancia per strattonare il colletto di Clem per sbatterla contro la parete di metallo, e si prende uno sputo in faccia e una ginocchiata nelle palle. Nessuno fiata e nessuno si mette in mezzo, i soldati rimango tutti ai loro posti lanciandosi occhiate storte. 
- ho -- detto 
ha il fiato corto e gli occhi da belva, e abbaia contro il pilota per mantenere l'ordine. E ha un astio che se la mangia viva. 
- non devi bombardare solo l'ospedale, è così?
- saprai tutto dopo
- DOPO? DOPO AVER ASSASSINATO GENTE INNOCENTE?
- bombardate. Ora. 
- ci sono solo pastori, solo cazzo di pastori
- proteggono dei terroristi
- che alternativa hanno?
- un'altra parola Judas, e diventi un disertore
- FERMATI T'HO DETTO COGLIONE, NON E' LUCIDA, NON E' LUCIDA
Judas non riesce a raggiungere il pilota, e non è mai stato un disertore, ha solo una paura infinita che questa guerra diventi un mattatoio. Nella supplica terrorizzata che gli sbarra gli occhi, trova la bocca di fuoco della pistola di Clem che spara un solo proiettile dietro la sua nuca.
- radete tutto al suolo, voglio vederlo sparire dalle mappe questo posto di merda, chiunque ospiti un ricercato per terrorismo diventa un bersaglio. I bersagli noi li abbattiamo. E se ci sono altri disertori fatevi avanti prima che rimetta la sicura alla pistola.

Judas è il primo a crollare, e lo fa in modo quasi identico all'ospedale quando le bombe scivolano delicate come colombe nere, in modo inaspettato e silenzioso; l'esplosivo detona con la potenza di un uragano. Non è solo l'ospedale ad essere abbattuto, ma tutto il villaggio che viene inghiottito nella bocca dell'inferno, e trema, trema di fuoco bruciando l'aria in una vampata di nera che si solleverà da terra per almeno tre giorni prima di spegnersi. 


-  Philadelphia

Non le è bastato lanciarsi addosso al gruppo di Mama Duambelee, e non è bastato il fuoco degli Ak a bucarle la corazza a toglierle la sensazione spiacevole di avere ancora il sangue sulle nocche dopo essere uscita dal Node. Non è bastato stordirsi di ossicodone e di alcol, per dimenticarsi la piega delle labbra di Galen cucite nel silenzio, affogate a ridosso di un bicchiere di vetro.

E quando ha voltato le spalle agli occhi ostinati di Iphigenia, alle parole gridate in faccia all'armor, ad aspettarla nel cielo, c'erano le colombe nere e il deserto siriano a bruciarle il cuore in un incendio silenzioso, che ha smesso di intossicarla solo quando ha scelto con cura di sedersi difronte alla porta chiusa della camera di Galen, per accasciarsi a dormire; un paio d'ore soltanto, e cinque pasticche sciolte sotto la lingua come cartoncini di lsd.